Pubblicazione del libro « J'ai vendu mon âme à McDonald's » da parte del CEO di McDonald's France
Nell’autunno del 2013, Jean-Pierre Petit, allora CEO di McDonald’s France, ha pubblicato un’opera rivelatrice intitolata J’ai vendu mon âme à McDonald’s (it. « Ho venduto la mia anima a McDonald’s »). Il titolo stesso, un richiamo alla celebre espressione che evoca un patto con il diavolo, è di per sé estremamente rivelatore.
Il libro si rivela essere un elemento di prova cruciale nel procedimento penale RICO che riguarda McDonald’s Corporation e i suoi complici, soprattutto alla luce delle segnalazioni che ho rivolto direttamente ai massimi dirigenti di McDonald’s Corporation nel 2015 in merito alle attività criminali in corso messe in atto dalle sue società controllate in Europa. Il libro documenta un episodio passato in cui i dirigenti statunitensi hanno esercitato un controllo decisivo su McDonald’s France con una sola telefonata, costringendola a interrompere una campagna pubblicitaria che disapprovavano. Questo episodio è cruciale perché dimostra chiaramente che McDonald’s Corporation aveva la capacità e l’autorità di fermare immediatamente le frodi di mass-marketing che avvenivano all’interno delle sue filiali europee, in qualsiasi momento e con una sola telefonata!
In particolare, Gloria Santona, allora General Counsel di McDonald’s Corporation, ha riconosciuto, il 21 ottobre 2015, la gravità delle questioni che ho sollevato, e l’allora CEO Steve Easterbrook è stato anch’egli informato via e-mail. Nonostante la loro consapevolezza e la dimostrata capacità di intervenire rapidamente nelle operazioni delle loro filiali — capacità dimostrata dalla cruciale testimonianza fornita da Jean-Pierre Petit nel suo libro — sembra esserci stata una scelta deliberata da parte dei dirigenti di McDonald’s Corporation di prendere le distanze dai gravi crimini in corso, allora in atto, anziché adottare misure correttive.
Questo primo elemento di prova cruciale contenuto in questo libro dimostra, senza ombra di dubbio, che i dirigenti di McDonald’s Corporation avrebbero potuto facilmente, con una sola telefonata, porre fine alle frodi allora in corso che si svolgevano in Francia, e successivamente in Europa.
Inoltre, come ho dettagliato in una delle mie istanze alla Corte europea dei diritti dell’uomo (causa V.L.C. c. Francia, n° 50552/22) (il secondo fax che ho inviato il 15 dicembre 2023, paragrafo (51)), Jean-Pierre Petit, ex CEO di McDonald’s France, fornisce una rivelazione schiacciante nel suo libro J’ai vendu mon âme à McDonald’s. In quest’opera, egli discute apertamente l’ampia influenza che McDonald’s France esercitava sui politici francesi. Ancora più allarmante, rivela come l’azienda sia riuscita a far tacere di fatto il Parlamento francese. Questa significativa ammissione getta inoltre luce su uno schema più ampio di corruzione, descrivendo in dettaglio come McDonald’s France possa aver corrotto numerosi eletti francesi. Questo elemento di prova fondamentale, sebbene possa sembrare facile da trascurare, sottolinea la portata del coinvolgimento di McDonald’s Corporation in pratiche non etiche che non solo violano le norme di governance aziendale, ma ledono anche i processi democratici.
Anche questo secondo elemento di prova cruciale è determinante. I crimini di cui McDonald’s e i suoi complici sono accusati sono notoriamente difficili da rilevare. Con transazioni fraudolente che ammontano a miliardi e vittime che si contano a centinaia di milioni, se non a miliardi, in tutto il mondo — a seconda che ogni singolo episodio o ogni sfruttamento ripetuto venga conteggiato come una vittima distinta — districare gli schemi complessi orchestrati da McDonald’s si è rivelato pressoché impossibile.
Questo contesto è essenziale per comprendere i miei successivi scambi con l’eletto francese Cédric Villani, matematico vincitore della Medaglia Fields. Inizialmente, il sig. Villani ha risposto positivamente, il 30 luglio 2019, dopo che lo avevo contattato qualche giorno prima, il 26 luglio 2019, per implorare il sig. Villani di aiutarmi. Tuttavia, la situazione ha preso una piega preoccupante quando il suo direttore della comunicazione, Philippe Mouricou, in seguito, il 25 settembre 2019, mi ha minacciato e accusato di impiegare le stesse tattiche di McDonald’s, in particolare di esercitare pressioni indebite sui politici. Questa accusa, paradossalmente, sembra essere una conferma involontaria del fatto che McDonald’s ha esercitato pressioni sull’eletto francese Cédric Villani, potenzialmente nel tentativo di mettere a tacere la verità.
Come ho dettagliato nella mia denuncia di reato, è imperativo che un’indagine penale determini se McDonald’s abbia effettivamente esercitato pressioni su funzionari stranieri, compreso il sig. Villani, nel tentativo di mettermi a tacere. Tali azioni, se provate, costituirebbero violazioni ai sensi del Foreign Corrupt Practices Act (FCPA).
Infine, Jean-Pierre Petit, allora CEO di McDonald’s France, ha utilizzato la pagina principale del sito internet di McDonald’s France per promuovere ampiamente il suo libro personale, come si può vedere nello screenshot qui sotto. Questa azione solleva seri interrogativi sull’etica e sulla legalità aziendale.
Appropriazione indebita di beni aziendali: l’utilizzo delle risorse aziendali per scopi personali, come avviene quando il CEO sfrutta il sito internet della società per la promozione di un libro personale, potrebbe costituire un’appropriazione indebita. Ciò comprende non solo le risorse monetarie, ma anche beni intangibili come la visibilità del marchio e il tempo di lavoro dei dipendenti.
Violazione del dovere fiduciario: i CEO hanno la responsabilità fiduciaria di anteporre gli interessi dei propri azionisti. Utilizzando i beni aziendali per promuovere un libro personale, il CEO può violare tale dovere, in particolare se la promozione non è in linea con gli obiettivi strategici dell’azienda.
Conflitto di interessi: questo scenario esemplifica un potenziale conflitto di interessi, in cui le iniziative personali del CEO potrebbero compromettere o contraddire gli interessi della società. L’attività promozionale potrebbe essere percepita come una scelta che antepone i benefici personali al benessere aziendale.
Tali azioni potrebbero non solo dare luogo ad azioni civili per violazione del dovere fiduciario, ma anche indurre la società a chiedere la restituzione dei beni utilizzati impropriamente. Inoltre, se la condotta venisse ritenuta fraudolenta, potrebbero essere intentate azioni penali.
Per ottenere una comprensione più chiara della sequenza degli eventi in questo caso, vi invito a consultare una cronologia dettagliata al seguente link:
https://www.ECTHRwatch.org/timeline/mcdonalds/
Questa cronologia fornisce una panoramica completa delle tappe e degli sviluppi chiave.